Agritessuti: capi d’abbigliamento ecosostenibili dagli scarti dell’agricoltura


Daniel de Mari

Daniel de Mari

Ciao, sono Daniel de Mari, imprenditore ed investitore immobiliare. Fondo un'azienda, la rendo autonoma, fondo  la prossima. Ho creato questo blog per parlare della mia grande passione (ed ossessione): fare impresa.

tessuti biodegradabili

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L’industria della moda è la seconda più inquinante al mondo (dopo il petrolio) ed è responsabile del 20% dello spreco d’acqua e del 10% di emissioni di gas serra. Oltre all’utilizzo di qualcosa come 2000 sostanze chimiche. Basti pensare che la fibra più utilizzata attualmente è sintetica, soprattutto il poliestere, un composto della plastica che non si degrada e, a ogni lavaggio, rilascia fibre microscopiche indistruttibili che vanno a finire nel mare. Perciò l’idea di ottenere abiti da scarti alimentari è a dir poco geniale.
Si creano tessuti dalle foglie di carciofo, dalle cipolle e dalle scorze del melograno, oltre a utilizzare i ricci del castagno e i residui della potatura di ulivi e ciliegi. Con questo procedimento si possono anche tingere i tessuti. L’ecostilista Eleonora Riccio, per esempio, testimonial di Agritessuti (marchio di filiera di Donne in Campo) presenta collezioni eco-friendly in passerella. In tutta Italia si stanno sviluppando progetti di moda green che rispetta l’ambiente.

 

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