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Contratto a chiamata: ciò che devi sapere sul job on call

Il contratto a chiamata è anche detto contratto di lavoro intermittente. In altre parole si tratta di un tipo di contratto grazie al quale il dipendente si mette a disposizione di un eventuale datore di lavoro. Il fine? Lo svolgimento di una mansione a carattere discontinuo. “A chiamata”, appunto.

Come lavorare da casa, anche il contratto a chiamata è spesso un modo per arrotondare lo stipendio a fine mese. Sì perchè il lavoratore riceve la sua busta paga solo per le ore di lavoro svolte.

Contratto a chiamata: le regole da seguire

Naturalmente, ci sono delle regole da seguire per chi intende ricercare un contratto di questo genere. Ad esempio, il contratto a chiamata viene stipulato con lavoratori di età inferiore a 24 anni, oppure in media superiore a 55 anni.

Questo tipo di contratto a chiamata, a eccezione del settore turistico, dei pubblici esercizi e dello spettacolo, è ammesso per ciascun soggetto. In pratica è consentito con lo stesso datore di lavoro per un periodo che non deve assolutamente superare le 400 giornate di lavoro nell’arco di tre anni.  Altrimenti il contratto dovrebbe trasformarsi in uno a tempo pieno e indeterminato. Il datore di lavoro, non può ricorrere alla “chiamata” al fine di sostituire dei lavoratori in sciopero. Neppure nel caso in cui si sia dato a dei licenziamenti collettivi nei sei mesi precedenti all’assunzione. Oppure se non ha effettuato la dovuta valutazione dei possibili rischi sul lavoro al fine di tutelare i suoi dipendenti.

Quanti contratti a chiamata sono possibili?

Una persona, può avere più contratti a chiamata, purché riesca a tenere fede a tutti gli impegni. Dall’altra parte però, questo tipo di mansioni viene di solito richiesta durante le festività e i weekend. Inoltre prevedono dei contratti in cui i permessi per malattia, maternità, congedi parentali o infortunio sono molto ridotti.

Spesso, i lavori a chiamata si riferiscono a lavori del tipo portinaio, custode, oppure personale di sorveglianza e addetti delle pompe dei carburanti.  Possono anche riguardare i receptionist degli alberghi, specialmente nel periodo estivo. E poi camerieri, commesse, specialmente in occasione di feste come Natale e Pasqua, in cui nei negozi sembra riversarsi il mondo intero. Momenti in cui aumenta anche il personale all’interno delle cucine dei ristoranti.

Fornire indicazioni precise

Il contratto a chiamata, deve sempre fornire delle indicazioni precise. Come i motivi per cui un datore di lavoro ricorre a questo tipo di documento e il luogo di svolgimento dell’attività. Inoltre le modalità in cui il datore di lavoro può richiedere la prestazione, i tempi e le modalità di retribuzione, la durata del contratto. E le eventuali misure di sicurezza da seguire.

Esistono due tipologie differenti di contratto a intermittenza. La prima prevede l’obbligo di risposta, in cui il lavoratore è appunto obbligato a rispondere e accettare la chiamata del suo datore di lavoro in qualunque istante lui voglia. Oppure senza obbligo di risposta.  In questo caso l’impiegato non ha nessun vincolo particolare. E può anche decidere di rifiutare la chiamata del suo capo. Non in senso letterale, naturalmente.

Il contratto a chiamata a tempo determinato e indeterminato

Il contratto, inoltre, può essere a tempo determinato, e quindi con una data di scadenza, o a tempo indeterminato.

Colui che decide di lavorare a chiamata, ha diritto alla stessa retribuzione – si parla di paga oraria – dei lavoratori che svolgono la stessa mansione. Ovviamente lo stipendio è proporzionato alle giornate di lavoro effettivo, insieme alla maturazione dei contributi. Inoltre, anche le modalità di licenziamento di un dipendente a contratto intermittente sono le medesime di un dipendente “normale”.

Spesso i dipendenti che lavorano a chiamata sono giovani. Ad esempio gli animatori nei villaggi vacanze, camerieri, commessi in qualsiasi tipo di negozio o supermercato. Persone cioè spinte dalla voglia di iniziare a mettere da parte qualche soldo mentre proseguono con i loro studi.

Lavorare da casa o con contratto a chiamata?

Per certi versi, il contratto a chiamata e lavorare da casa sono simili; e l’uno non esclude l’altro. Per esempio, chi fa il traduttore o il web designer, di solito viene contattato da un datore di lavoro quando ne ha bisogno. Inoltre, una volta concluso l’incarico, le loro strade si dividono. Almeno finché non sorge una nuova necessità da parte del datore di lavoro e la storia comincia da capo. Oltretutto, questi tipi di lavori – come anche il mestiere del copywriter – possono essere eseguiti anche da casa.

Come già chiarito, il lavoro a chiamata non garantisce una certa stabilità economica. Infatti si tratta di un tipo di contratto che le aziende ricercano in base alla stagione. Natale, Carnevale e Pasqua sono i periodi più pieni con picchi di lavoro notevoli. È bene tenere a mente questo genere di dati perché non tutti lavori durano in eterno, specialmente quelli a chiamata.

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