insoddisfazione nel lavoro

Insoddisfazione nel lavoro: i 7 motivi principali

Quali sono le principali cause di insoddisfazione nel lavoro? Per capirlo bene lo abbiamo chiesto a un esperto in organizzazione del lavoro e delle risorse umane.

Insoddisfazione nel lavoro e demotivazione: i risultati della ricerca

7 italiani su 10 sono insoddisfatti del proprio lavoro”: è quanto emerge da una ricerca condotta da Espresso Communication per Sodexo. Quali sono le vere ragioni dell’insoddisfazione lavorativa e della demotivazione dei lavoratori italiani? In vetta alla classifica troviamo la bassa retribuzione (56%), seguita dagli orari di lavoro poco flessibili (48%), dall’incertezza contrattuale (41%), dall’assenza di benefit e incentivi (37%). Ma non sono solo i lavoratori del Belpaese ad essere insoddisfatti professionalmente. I colossi oltreoceano cercano di “arginare” le cause di malessere e insoddisfazione lavorativa, aggiungendo benefit al già raddoppiato stipendio dell’organico. Questa sarebbe la recente decisione presa dal colosso del settore grocery Walmart.

I 7 motivi principali d’insoddisfazione nel lavoro:

L’insoddisfazione nel lavoro ha un enorme impatto sull’efficienza, sull’etica professionale, sulla produttività e sulle prospettive future della forza lavoro”, sottolinea l’esperto di risorse umane a cui ci siamo rivolti. Esistono molte cause di insoddisfazione sul posto di lavoro, ma le più comuni possono essere evitate e corrette. Sapere su quali si può agire preventivamente aiuta ogni azienda a essere “il posto di lavoro migliore e più soddisfacente per ogni collaboratore”. Per questo è importante analizzare le principali cause che generano insoddisfazione lavorativa e demotivazione professionale. Ciò che è peggio sono le conseguenze derivanti dall’insoddisfazione che influenzano dipendenti e organizzazione. Tra esse: perdita di motivazione, mancanza di interesse, frustrazione, scarsa produttività, assenteismo e, persino, alti tassi di rotazione.

Ecco le 7 principali cause di insoddisfazione lavorativa.

  1. Retribuzioni basse

Come abbiamo visto dai risultati della ricerca, la bassa retribuzione sarebbe tra le principali cause che cagionano la demotivazione sul posto di lavoro.
La situazione economica complessiva impone oggi bassi salari di ingresso ai giovani che hanno la fortuna di entrare nel mercato del lavoro. Operai e impiegati e quadri e dirigenti di fascia bassa vedono compresse e bloccate nel tempo le proprie retribuzioni e […] i compensi di tutti i professionisti non sono più quelli di una volta”.

Secondo Frederick Herzberg, celebre psicologo statunitense, “se la motivazione e la soddisfazione lavorativa si basano sulla qualità del lavoro in se stesso, la demotivazione è da imputarsi a elementi ambientali e alla remunerazione: i primi elementi sono i fattori motivazionali, mentre i secondi vengono da lui definiti fattori igienici”. Agendo proprio su questi ultimi, secondo Herzberg, si può aumentare la soddisfazione lavorativa.

  1. Limitata crescita della carriera

Non avere l’opportunità di “salire la scala” e non poter progredire dal punto di vista carrieristico è un altro fattore demotivante che può contribuire alla crescita dell’insoddisfazione lavorativa.

Non tutti i dipendenti e i collaboratori sono in grado di progredire, non tutti hanno le competenze per farlo o, perlomeno, non in quel determinato contesto organizzativo – sottolinea l’HR Expert – ciò potrebbe stimolare e indurre un dipendente a ricercare altre opportunità professionali più incentivanti in un’altra organizzazione”. Quindi, questo fattore demotivante potrebbe essere “risolto”. Resta fermo il punto che per migliorare l’ambiente e il clima lavorativo non si può prescindere dai fattori motivazionali.

  1. Mancanza di interesse

Si tratta di un fattore di insoddisfazione lavorativa di tipo “soggettivo”. Secondo una recente ricerca è emerso che la maggior parte dei dipendenti desidera svolgere mansioni lavorative impegnative e non troppo banali. “[…] il fatto che ai lavoratori vengano delegate le mansioni più operative e di scarso valore aggiunto, demotiva e cagiona insoddisfazione”, fa notare l’esperto. Il lavoro “monotono” e ripetitivo è causa di deprezzamento della produttività aziendale.

  1. Non fidarsi del management causa insoddisfazione nel lavoro

Il management svolge un ruolo importante all’interno di ogni organizzazione aziendale: è responsabile della motivazione dei dipendenti, della pianificazione, della gestione e del controllo all’interno della struttura aziendale. I manager con scarsa capacità di leadership non stimolano l’organico a lavorare in team, non sono in grado di migliorare i flussi di comunicazione interna, gestire lo stress e delegare le mansioni alle risorse umane più capaci.

Le persone vogliono interfacciarsi con una guida, un leader e vogliono lavorare con persone che hanno una vision chiara e ben definitiva nell’orizzonte temporale”. La mancanza di fiducia nel management può causare insoddisfazione lavorativa; la vera soluzione è formare i manager per migliorare le loro capacità di gestire un’organizzazione in modo efficiente, efficace, economico ed equo.

  1. Mancanza di una leadership organizzativa

Con il ridimensionamento aziendale, la riorganizzazione dell’assetto strutturale e il contenimento delle risorse al minimo, il soggetto economico e i leader possono perdere di vista l’importanza delle risorse umane e focalizzare la propria attenzione solo sui profitti aziendali o sul “taglio” dei costi. La miopia manageriale e la mancanza di una leadership sono tra le principali cause di insoddisfazione nel lavoro.

  1. Tra le cause di insoddisfazione nel lavoro: carenza di lavoro e crisi strutturale

In tempi di crisi economica è facile che le aziende perdano i clienti, le commesse e ci sia un calo della domanda nel settore in cui opera l’organizzazione. La situazione congiunturale e la crisi che attraversa i vari comparti aziendali sono fattori esogeni che incidono negativamente sulla employer satisfaction.

  1. Equilibrio tra vita lavorativa e familiare

Una delle cause che può portare all’insoddisfazione nel posto di lavoro è il disequilibrio tra vita lavorativa e familiare. Questo è uno dei fattori che caratterizza soprattutto l’organico femminile: molte donne lavoratrici sono mamme e mogli e necessitano di badare alla spesa di casa, di prendersi cura dei figli, di sistemare la casa etc.

Per esigenze familiari, le donne necessitano di maggiore flessibilità organizzativa e di orari di lavoro “personalizzati” in base ai propri bisogni. Anche se la normativa si è evoluta in tale senso, purtroppo, nella maggior parte dei casi le donne ritengono che ci sia troppo “maschilismo” negli ambienti di lavoro. Ciò comporta insoddisfazione lavorativa e spinge molte lavoratrici ad abbandonare il posto di lavoro per dedicarsi ai figli e alla casa.

Anche se un’azienda ha la disponibilità di offrire aumenti salariali, un modo per migliorare la soddisfazione sul lavoro è quello di offrire alle risorse umane femminili un valido equilibrio tra vita familiare e lavoro. Tra le possibili soluzioni: introdurre giornate di ferie retribuite, prevedere orari più flessibili oppure turni di lavoro, offrire biglietti premio per andare al cinema, teatro o eventi sportivi.

 

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