Motivazioni a lavorare

Motivazioni a lavorare: 8 fattori determinanti

Come trovare le giuste motivazioni a lavorare? È davvero possibile essere appagati e stimolati a lavorare di più? Quanto conta per te la motivazione carrieristica? Quando ti svegli al mattino, sei felice e ti senti motivato ad iniziare la giornata lavorativa?

 

La motivazione è stata per decenni oggetto di ricerca: i manager aziendali utilizzano sempre di più questi studi per determinare i vari tipi di personalità dei dipendenti e dei collaboratori all’interno dell’organizzazione aziendale. Molti studi accademici si sono sul capire meglio i comportamenti delle risorse umane sul posto di lavoro. I libri che hanno come topic principale lo studio delle motivazioni a lavorare sono ottimi spunti, per aiutare manager ed imprenditori a stimolare le risorse umane, ed aumentare le performances del personale. Brainstorming, formazione e altri strumenti di management delle risorse umane aiutano a motivare e a stimolare le prestazioni nel breve periodo. E’ saggio però puntare anche sui fattori che motivano i dipendenti nel medio-lungo termine. Ecco 8 fattori determinanti che consentono alle risorse umane di accrescere le loro motivazioni a lavorare.

 

Motivazioni a lavorare: 8 fattori determinanti

In qualità di manager ed imprenditori, è importante essere consapevoli del fatto che siamo noi responsabili, quando si tratta di instaurare relazioni significative e propositive con i nostri dipendenti. Come leader aziendali non dobbiamo limitarci a controllare le performance e a misurare le prestazioni aziendali dell’organico, ma è necessario aiutare i dipendenti a raggiungere i propri obiettivi, desideri ed aspirazioni.

L’obiettivo dovrebbe essere quello identificare i fattori che incidono sulle motivazioni a lavorare. Per aiutarti a ottenere il massimo dalle relazioni con le risorse umane, tieni bene in mente la definizione di motivazione:

«forza motrice che porta un individuo a comportarsi in un determinato modo al fine di raggiungere uno scopo» (Westen, 2002).

 

Ecco 8 fattori determinanti per stimolare i dipendenti a lavorare e a collaborare all’interno della tua azienda.

  1. Motivazioni a lavorare: Leadership empatica

I leader migliori devono essere in grado di conquistare la fiducia dei loro dipendenti che, a loro volta, saranno più motivati a raggiungere gli obiettivi aziendali.

Un responsabile di reparto, ad esempio, deve essere capace di comunicare le sue aspettative sulle prestazioni del team e deve fornire un feedback diretto. I collaboratori non devono essere trattati come meri “subordinati”, ma essere parte integrante del team ed essere interpellati negli incontri con il senior management. Ciò stimola le risorse umane a raggiungere le motivazioni a lavorare e ad allineare gli obiettivi personali con quelli dell’organizzazione per creare valore aggiunto. La fiducia è un potente strumento motivazionale e i leader empatici sono in grado di contribuire a sviluppare talenti all’interno dell’organizzazione aziendale.

  1. Motivazioni a lavorare: Essere rilevanti

Tutti vogliamo essere notati ed elogiati per il merito raggiunto sul posto di lavoro: le risorse umane sono costantemente alla ricerca di nuovi modi per apprendere, migliorare le proprie competenze e investire su sé stessi. I leader devono essere in grado di capire come contribuire a valorizzare le competenze dei loro dipendenti. Il management deve essere in grado di accrescere la rilevanza dei membri del team: ciò incide sui livelli di rendimento del fattore umano, sulla motivazione e, di conseguenza, sulle performance dell’azienda.

  1. Motivazioni a lavorare: Non “stereotipare” il capitale umano

La motivazione personale e professionale del capitale umano passa dalla capacità di ogni leader di evitare di “stereotipare” i lavoratori: ogni risorsa umana all’interno dell’organizzazione è diversa e contribuisce in base al proprio background formativo e professionale ad apportare valore all’organizzazione. Le giovani generazioni di neolaureati, ad esempio, devono essere “trattate” in modo diverso dai senior: devono imparare a riflettere sui propri errori per crescere, a sapersi assumere il rischio e a raggiungere le buone motivazioni a lavorare.

  1. Motivazioni a lavorare: Avanzamento e crescita carrieristica

Tra i principali fattori motivanti la crescita carrieristica conduce il lavoratore alla soddisfazione, rende il lavoro più stimolante e, di conseguenza, migliora la prestazione lavorativa. Arrivati ad un certo punto del proprio percorso professionale, sognare un avanzamento di carriera è assolutamente fisiologico per ogni lavoratore. Per questo ci si deve porre il seguente quesito: “nella mia azienda ci sono spazi di crescita?” Se ci si rende conto di trovarsi in un vicolo “cieco” e, per evitare di demotivarsi, è importante saper agire nell’interesse della propria crescita personale e professionale. In questo caso, non si deve esitare a ricercare nuove opportunità carrieristiche più stimolanti ed incentivanti.

  1. Motivazioni a lavorare: Nessun rimpianto

Per raggiungere gli obiettivi finali e le buone motivazioni a lavorare, si hanno davvero poche possibilità per “spiccare il volo”. Non rimpiangere ciò che non hai fatto, carpe diem! In qualità di leader aziendale devi motivare i tuoi collaboratori a “cogliere l’occasione” che si presenta, potrebbe essere la vera svolta della loro vita! Se non si rischia non si saprà mai ciò che la vita ci riserva.

  1. Motivazioni a lavorare: Quanto è certo il futuro?

Le persone motivate sono quelle più sicure di sé: tutti vogliono un futuro stabile, ma in questo contesto macroeconomico quanto è effettivamente possibile essere sicuri? È una continua corsa contro il tempo, per questo è importante raggiungere le giuste motivazioni a lavorare. Con la crisi del 2008 abbiamo imparato che tutti possiamo diventare vittime di cambiamenti inaspettati. Pertanto, essere motivati a lavorare porta ad affrontare meglio le situazioni di incertezza e di instabilità.

  1. Motivazioni a lavorare: Non essere egoista

Le difficoltà economiche sono acuite dall’avidità e dall’egoismo delle persone, anche la motivazione che soddisfa la nostra autoindulgenza può essere potenzialmente rischiosa. “Ogni volta che incontri una persona con grandi forze, incontri anche qualcuno con grandi debolezze”, scriveva Peter Drucker nel suo libro “The Effective Executive”. In qualità di leader aziendali, è necessario essere consapevoli che le motivazioni a lavorare devono essere più equilibrate possibili. L’autoindulgenza può portare a raggiungere grandi benefici nel breve termine con ripercussioni nel medio-lungo termine.

  1. Motivazioni a lavorare: Felicità

La felicità di ogni persona è una delle più grandi motivazioni a lavorare, alimenta l’autostima e dà speranza alle persone per un futuro migliore. Le motivazioni a lavorare non sono solo sinonimo di appagamento retributivo e di avanzamento carrieristico, ma comportano il pieno raggiungimento della felicità. In qualità di leader, è importante essere consapevoli del fatto che i dipendenti siano più soddisfatti e felici del proprio lavoro.

Ecco la ricetta vincente per raggiungere e stimolare le motivazioni a lavorare, oltre ad allineare i propri interessi e obiettivi personali con quelli aziendali.

 

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